DA LE RICERCHE ETNOLINGUISTICHE DE 'R DR. OGIGIO CARELLA

L'ITAGLIANO DE ROMA

UN BREVE ESCURSO

SONETTI TRASECOLI CIRCUMTEVERINI SBIASHICATI DA PEPP'ER MOSHO*

(VII SEC / 1966)

  Dalle prime iscrizioni in italiano volgare ritrovate su qualche muro romano iniziano le letture movimentate di questo spettacolo leggero (non prima di aver abbozzato lineamenti di prosodia volgare, accennato all’enjambement e alla diacronia, ai rotacismi e alla jotizzazione, transitando per ostinati imbuti demografici).
In questa breve storia della lingua parlata (o meglio scritta) a Roma, la chiave di interpretazione, il focus artistico, è il sonetto — laddove possibile. È dentro di esso che si cerca la vena ironica, la nota drammatica, la novità linguistica, il micro cambiamento. In uno sviluppo che non è desarrollo, nella morfosintassi evoluta non voluta, la radiazione dell’italiano parlato a Roma — toscanizzato nella sua seconda fase — si esprime nelle sfumature, nei dettagli: a mostrare tanto la mano di dio che quella del diavolo. I tempi dello scempiamento della vibrante intensa ne siano da esempio.

 

metatag: COMMODILLA, SISINNIO, INFESSURA BURCHIELLO, PERESIO, BERNERI, MICHELI, BELLI, MARINI, CHIAPPINI, PASCARELLA, ZANAZZO, TRILUSSA, GIAQUINTO, BABUSCI, MURATORI, BUZZI, BARACCA, ALTRI

 

 

*) solido aka


«Il nostro linguaggio può essere considerato come una vecchia città: un dedalo di stradine e di piazze, di case vecchie e nuove, e di case con parti aggiunte in tempi diversi; e il tutto circondato da una rete di nuovi sobborghi con strade diritte e regolari, e case uniformi. [...] immaginare un linguaggio significa immaginare una forma di vita»

L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, 18-19, 1953